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Feste e sagre da non perdere
Feste e sagre da non perdere

Per essere un paese di modeste dimensioni, Milis
nell’ arco dell’anno offre svariati appuntamenti, religiosi e non, che sono momenti di svago e socialità ma anche di tradizioni e profonda cultura.
È vero, in passato probabilmente le feste religiose erano più numerose, ed oggi molte di esse sono andate perse, ma sappiamo con certezza che sono state sostituite con successo da altri avvenimenti altrettanto importanti per la comunità.
Vediamo cosa ci offre Milis nell’arco dell’anno.

19-20 GENNAIO, San Sebastiano: in termini religiosi questa è probabilmente la festa più sentita , sia perché San Sebastiano è il Santo patrono del paese ma anche perché alla sua intercessione si attribuisce la fine di una pestilenza. I riti religiosi si celebrano nella omonima chiesa. Se si è purtroppo persa la tradizione di accendere un grande falò, rimangono infatti i festeggiamenti civili in piaza con occasioni di divertimento per grandi e piccoli, musica, bancarelle, giochi e quant’ altro.
Già dal primi pomeriggio fino a tarda sera, ha luogo una grande zippolata per la quale pare si utilizzino non meno di due quintali di farina. Le frittelle vengono accompagnate da vernaccia e distribuite a tutti i presenti.

19 MARZO, San Giuseppe e sagra dei ceci: oltre che ricorrenza religiosa questa data rappresenta anche un momento di importante socialità. Infatti questa ricorrenza, iniziata nell’ anno 1881, si deve allo spirito caritatevole di un parroco, Don Giuseppe Mastinu che, in punto di morte, destinò i suoi scarsi averi ad una annuale distribuzione ai poveri di una minestra di ceci in occasione della festa di San Giuseppe (su cungiau de su predi).
Per preparare questo gustoso piatto si cucina il legume con finocchi selvatici, olio d’oliva e conserva di pomodoro.
Gli abitanti di Milis e i forestieri giunti per l’occasione, si ritrovano tutti insieme agli Istituti Riuniti per assaporare la prelibata pietanza. Chi vorrà portare a casa un po’ di ceci potrà sicuramente farlo, anche con la propria pentola, visto che questa è ormai una tradizione.

MARZO O APRILE,
Riti della Settimana Santa.
I riti della Settimana Santa di Milis sono piuttosto particolari e insoliti, probabilmente perché hanno radici molto antiche e utilizzano consuetudini apprese in passato, spesso errate perché non coincidono appieno con ciò che è la storia della passione di Cristo. Per il motivo appena detto alcune procedure sono state cambiate ma bisogna comunque citare come si svolgeva in passato il rito della morte e resurrezione di Gesù.
A seguire dal mercoledì delle Ceneri e ogni venerdi successivo ha luogo in parrocchia la via Crucis.
La domenica precedente a quella “delle palme”, alle ore tredici, un membro della Confraternita della Cappella del Rosario, con indosso un cappuccio, e quindi senza svelare la sua identità, si reca nella Chiesa di Santa Vittoria per rubare il “gallo”, ovvero una croce dipinta con le scene della passione, e la porta nella Chiesa di San Sebastiano. Durante il tragitto compiuto, il confratello veniva preso simbolicamente a sassate dagli abitanti di Milis. La sua identità verà svelata soltanto il venerdi santo. Di pomeriggio nella parrocchiale ha luogo una particolare preghiera “Su paracreu” e si svolge una piccolissima processione della cappella del Rosario fino all’altare con i confratelli incappucciati che portano il gallo. Al termine il parroco mostra la “vera croce” a tutti i presenti, ma successivamente nell’oratorio del Rosario, solo i confratelli hanno il privilegio di poterla baciare.
La Domenica delle Palme si ha la classica cerimonia di benedizione e distribuzione delle palme nella chiesa di Santa Vittoria. Si devono però spendere due parole sulla bellezza di tali simboli. La lavorazione è molto lunga e inizia addirittura da giugno dell’anno prima, quando le foglie delle palme vengono avvolte sull’albero stesso con un telo di Juta per impedire la perdita della clorofilla. Solo dopo molti mesi le palme vengono tagliate e lavorate. Nella distribuzione delle palme, c’è una gerarchia a seconda della raffinatezza e del tipo delle decorazioni, a partire da quella del parroco, a quelle delle prioresse del Rosario, dello Spirito Santo, ciascuna con diversa lavorazione , fino a quelle dei priori e alle più semplici destinate alla popolazione.
Nel pomeriggio si teneva un tempo la cerimonia di “attorite porte” durante la quale i confratelli chiusi all esterno della parrocchia, chiedono di entrare bussando tre volte. Il parroco apre la porta e ha luogo un adorazione. Purtroppo questo rito di antiche origini non si svolge più.
Giunti al Giovedì Santo, la tradizione popolare prevede che tre incappucciati, i penitenti, rappresentino il calvario di Gesù. Il penitente maggiore, scalzo, percorre la via Crucis fermandosi ad ogni stazione per recitare il Padre Nostro. Il parroco non partecipa a questo rito in quanto è evidente che durante questa fase abbiamo una forte incongruenza con ciò che dice il vangelo dato che in realtà questo doveva avvenire il venerdi. Probabilmente questo errore era dovuto al fatto che in passato si dava precedenza ai numerosi impegni dei priori e quindi si spostavano le celebrazioni in funzione delle disponibilità di questi.
Finita la rappresentazione si rientrava a Santa Vittoria e si deponeva il Cristo morto dalla lettiga sulla croce. Anche questo passaggio oggi non si effettua più.
Di pomeriggio si tiene la lavanda dei piedi, l’ultima cena e l’adorazione della croce. Quando i confratelli trasferiscono la statua con il Cristo a San Sebastiano, chi portava la croce dei penitenti durante la precedente processione tiene la croce sulle spalle, mentre gli incappucciati che portavano le scale vi prendono parte a capo scoperto. La croce viene esposta nella Cappella del Rosario per essere adorata dai fedeli.
Il venerdi alle sette e mezza del mattino ha luogo “S’inghiriedda”, cioè la ricerca di Gesù da parte di Maria.
Durante la processione che percorre il centro storico del paese si cantano le antiche preghiere , miste di latino e sardo, “in custa arruga est passau” e “vessilla regge”. Lungo il cammino i partecipanti seguono un ordine ben preciso: per primo il confratello che aveva rubato il gallo che svela cosi la sua identità, in seguito le croci nere con “s’intocca” (che simboleggia la sindone), le due lucerne, i confratelli, la statua di Maria e infine il parroco.
Nell’ultima stazione Maria trova il figlio che viene deposto in parrocchia. Qui notiamo facilmente un altro errore essendoci già il Cristo morto e la madre, mentre è ancora venerdi mattina e ancora deve avvenire la morte. Di pomeriggio i confratelli si occupano di portare la lettiga , che servirà per “s’iscravamentu”, da Sante Vittoria a San Sebastiano.
“S’iscravamentu” ha luogo di sera, e si allestisce una rappresentazione con due bambini che impersonano la Maddalena e San Giovanni, ci sono poi i giudei, e i soldati che prendono in custodia il cadavere di Gesù per deporlo nel sepolcro, rappresentato dalla magnifica “lettera” che si trova a Santa Vittoria . Anche durante questa manifestazione il parroco non è presente.
Al tramonto ha luogo quella che è probabilmente la via Crucis più importante, a cui partecipano gli “attori” della precedente rappresentazione, gli incappucciati e tutta la popolazione che segue un percorso nelle vie più antiche del paese.
A conclusione si ha una breve processione per accompagnare la Madonna a San Sebastiano durante la quale si canta la canzone “su perdonu”.
Infine la domenica mattina si ha “s’incontru” e la resurrezione di Cristo.
Abbiamo visto le tappe con le quali si svolge a Milis la Passione, abbiamo notato le discrepanze con quella che è la liturgia, ma sicuramente sappiamo che vale la pena conservare almeno in parte un rito tanto suggestivo, e un patrimonio di tradizioni che è giunto fino a noi. Per questo alcune delle incongruenze più evidenti sono state cancellate, ma moltre altre usanze sono rimaste intatte.

23 APRILE, San Giorgio: i riti si tengono nella seicentesca Chiesa di San Giorgio appena fuori dall’abitato, seguono processione, sfilate a cavallo con i costumi di Milis. Alla sera hanno luogo i festeggiamenti civili.

MAGGIO, Ortus Apertus: è una manifestazione organizzata dalla Pro Loco piuttosto di recente ma di sicuro sucesso; sono infatti numerosi gli abitanti che con il bel tempo primaverile si recano a piedi nella famosa vega di Milis, girando per gli orti più belli di aranci e mandarini e completando la passeggiata con un pranzo al sacco.
Allo stesso scopo di aggregazione a contatto con la natura, si tiene anche la passeggiata ecologica.

13 GIUGNO, Sant’Antonio da Padova: ricorrenza a carattere religioso ma anche con gli immancabili festeggiamenti civili in piazza.

29-30 GIUGNO, San Pietro e Paolo Apostoli:per Milis è una delle feste più importanti e dura tre giorni. I riti si celebrano nella chiesa romanico-pisana intitolata a San Paolo. Inoltre in questa data si ricorda anche il miracolo di San Paolo avvenuto nella medesima chiesa nell’anno 1675. I festeggiamenti in onore dei due Santi si susseguono numerosi con balli e manifestazioni folkloristike in piazza.

Seconda Domenica di LUGLIO, Madonna del Buon Cammino: Alla Madonna del Buon Cammino è dedicata la piccola chiesetta campestre che si trova fuori dall abitato di Milis. Infatti da qui fino al paese si svolge una processione per portare la Santa fino alla Parrocchiale. Dopo i festeggiamenti religiosi, trascorsa la settimana si riporta nella chiesa del Buon Cammino.

Prima settimana di AGOSTO, festival “la Vega”: il gruppo folk “Milis Pizzinnu” organizza ogni anno uno scambio culturale con altri paesi del mondo. Per circa dieci giorni i milesi del gruppo sono accolti in una nazione straniera, l’ospitalità ricevuta viene poi ricambiata a Milis. Durante tutto il periodo di permanenza degli ospiti si organizzano esibizioni folkloristiche di balli e canti nell’anfiteatrodel Palazzo Boyl.

Prima o seconda Domenica di NOVEMBRE, Rassegna dei Vini Novelli della Sardegna: Quest’ anno si è svolta la diciassettesima edizione di quella che ormai è una sagra di grande sucesso, anche perché è la manifestazione che porta a Milis più visitatori in assoluto. Anche se comunque chiamarla sagra è un po’ riduttivo perché è un evento particolare, che coinvolge diversi settori, dal turismo all’enologia ma anche gastronomia e folklore. La manifestazione, che inizia già dal sabato sera, si svolge nelle piazze del centro storico del paese, che vengono attrezzate con una ventina di stando (due dei quali riservati alla vendita dei calici per l’assaggio) assegnati alle cantine che espongono i loro prodotti. Inoltre si abbina una sorta di percorso gastronomico con dei punti vendita e degustazione. All’esterno del Palazzo Boyl “i percorsi del fusto” offre le produzioni tipiche dell’area geografica del Sinis-Montiferru (bottarga, casizzolu e bue rosso).
In concomitanza con la rassegna, rivolgendosi alla Pro Loco , sarà possibile effettuare visite guidate agli edifici storici, alle chiese e alle fontane di Milis. Ogni anno vengono organizzate esposizioni diverse, per fare un esempio questa volta era possibile visitare la mostra Micologica, la ricostruzione della bottega di un tipico venditore di agrumi malese, oltre alla sempre presente mostra dei Vini Novelli e Museo del Costume e del Gioiello sardo.
Inoltre artisti della zona espongono i loro manufatti artigianali.
Ma bisogna ricordare anche l’importanza di questo appuntamento per il comparto vitivinicolo dell’isola e per Milis, che pur non producendo vini, ribadisce il suo ruolo di centralità nella Sardegna. La rassegna dei Vini Novelli nacque nel 1988 per iniziativa della Pro Loco e dell’allora delegato dell Associazione Nazionale Sommeliers, Ernesto Collu, con lo scopo di far conoscere il vino novello, che si iniziava a produrre allora in Sardegna (all’epoca i vini esposti erano quattro, oggi venti), ma anche di coinvolgere un nuovo tipo di pubblico, i giovani e le donne. Oggi l’intento è anche portare avanti un progetto di valorizzazione del territorio giocando la carta del turismo enogastronomico.
I Novelli vengono valutati da un’apposita Commissione d’assaggio (composta quest’anno da una delegazione dell’Associazione Sommeliers della Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari), segue poi la premiazione del vino ritenuto migliore.
L’evento raggiunge proporzioni veramente ragguardevoli per quella che è la realtà di Milis, con il record di presenze della passata edizione di trentamila visitatori.
Milis si prepara quindi a dare sempre il meglio di sé agli intenditori e a tutti gli amanti delle semplici e genuine tradizioni enogastronomiche dell’isola.



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