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La Chiesa di Santa Vittoria.

Santa Vittoria è una delle chiese più antiche di Milis,
importante per il ritrovamento di alcune tombe che risalgono al VI-VII secolo. In origine l'edificio era piuttosto piccolo ma, in seguito a diversi rifacimenti, è stato portato alle dimensioni attuali. Questo si nota anche dagli antichi stipiti che risaltano nelle mura esterne.

All'interno notiamo un altare in legno del 1600, simile a quello che si trova nella Chiesa di San Paolo ma di dimensioni e ricchezza minori, nelle cui nicchie si trovano le statue di Santa Vittoria, Sant'Antonio e San Vincenzo.

Nella Chiesa sono conservate due campane: una apparteneva al campanile a vela un tempo presente; l'altra faceva suonare l'orologio del Palazzo Boyl. Quando, ai primi del '900, il meccanismo dell'orologio si ruppe il Marchese Tommaso Boyl fu ben felice di donare la campana ai fedeli, in modo che, disse egli stesso, ogni volta che la campana avesse suonato, i suoi compaesani avrebbero pregato per lui e per la sua famiglia.

La moglie del marchese, anch'essa grande devota, regalò invece un meraviglioso manto di velluto decorato con migliaia di perline nere, probabilmente appartenuto alla Regina Margherita di Savoia e quindi ancora più prezioso. Il manto viene utilizzato per adornare la statua della Madonna Addolorata durante la Settimana Santa.

Pare che i Marchesi donarono anche la lettiga lignea, che si trova a Santa Vittoria,sulla quale viene deposta la statua di Cristo durante i riti de “su iscravamentu”. Infatti Santa Vittoria è sede della confraternita dello Spirito Santo ed è quì che si svolgono le celebrazioni della Settimana Santa.

La Parrocchiale di San Sebastiano.


La Parrocchiale di San Sebastiano si trova al centro del paese vicino al quale possiamo trovare anche la piazza martiri (prima giardino del palazzo Boyl), il palazzo Boyl e la biblioteca comunale.
La struttura della chiesa è di impostazione gotico-catalana risalente al XVII sec.
S.Sebastiano ha una pianta quadrata e una navata centrale con volta a botte, un tempo affrescata.
Il luogo dedicato al clero ovvero il Presbiterio è di forma rettangolare. Esso è voltato a crociera cioè la sua volta è data dall’ intersezione di due volte a botte.
I costoloni poggiano su basi pensili raffiguranti in maniera molto stilizzata i quattro evangelisti.
L’ arco trionfale poggia invece su dei pilastri polistili (caratteristica che troviamo spesso nell’ architettura gotica) con capitelli fitomorfi (aventi cioè forma di pianta).
Lateralmente troviamo le cappelle coperte da volta ombrelliforme con archi a sesto acuto, il cui lato interno o intradosso è stato scolpito con motivi (geometrici, floreali ecc) di matrice artigianale e autoctona.
La Chiesa nel corso del tempo ha subito alcuni rimaneggiamenti è infatti stata aggiunta la cappella cupolata della Vergine Assunta ,che, entrando,si trova sulla sinistra e la Cappella del Rosario a destra, a fianco del presbiterio.
A lato della sagrestia si trova la cappella più antica: S. Lucia. Per capire che si tratta della cappella più antica bisogna osservare l’ arco a sesto acuto risalente ai primi decenni del 1500. In questo periodo molte chiese sarde vengono dedicate a San Sebastiano perché è considerato il liberatore della peste in Sardegna.
Grazie ai lavori di restauro (che purtroppo portarono allo smantellamento di alcuni mobili soprattutto di ispirazione piemontese) sono state rinvenute nella navata centrale alcune tombe tra le quali le più antiche risalgono ai primi anni del 1600.
La facciata di San Sebastiano si contraddistingue per la presenza di una cornice modanata con croce trachitica.
Nella parte centrale della facciata si nota un elemento molto presente nelle chiese sarde che hanno preso come modello l’architettura dell’ Italia centrale tra la fine del 1500 e inizi del 1600: il Rosone.
Il Rosone è quella finestra circolare a raggi, più o meno decorata. Il suo nome viene da rosa che nell’ iconografia cristiana è il simbolo della coppa che raccolse il sangue di Gesù. Oltre a questo significato assume anche quello della ruota raggiata, simbolo solare.
Le chiese di S. Vittoria e di S. Giorgio martire sono state costruite sull’ impostazione della Parrocchiale

La Chiesa di San Giorgio martire

La Chiesa di San Giorgio potrebbe anche essere
definita una chiesa campestre, in quanto si trova quasi fuori dall'abitato di Milis, in direzione di Seneghe.
Si presume che la sua costruzione risalga al XVII secolo in quanto è stata scoperta una data, 1619, incisa su un blocco di pietra della parete esterna. Ma anche l'antica acquasantiera in pietra che si trova all'interno, presenta la stessa data nella base, insieme al nome di chi la costruì.

Probabilmente il materiale da costruzione utilizzato, proveniva dall'antica Chiesa di Calcaria, visto che alcuni blocchi presentano incisioni appartenenti al simbolismo giudeo-cristiano. In particolare notiamo la croce ascia, risalente al 1200.

All'interno possiamo ammirare il tetto ligneo con una parte cupolata e un'arco trionfale dai capitelli floreali di stile del 1300-1400.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, San Giorgio fu utilizzata come dormitorio per i soldati; di quel periodo rimane una scritta nella parete : “Viva la libertà”.


Chiesa di San Paolo Apostolo.

La Chiesa di San Paolo sorge a ridosso della strada provinciale Milis Bonarcado e, considerando che in passato il paese era di dimensioni minori, si è certi che fosse completamente al di fuori dall’abitato. Il fatto che S. Paolo si trovi tra i vasti aranceti impiantati dai frati camaldolesi di Bonarcado, fa pensare che si debba a loro questa imponente costruzione.

Una particolarità dell’edificio è sicuramente la facilità con la quale possiamo distinguere, attraverso i caratteri stilistici e architettonici, le varie epoche della sua costruzione.

Esaminando il basamento notiamo che si tratta di grossi blocchi di basalto, simili a quelli della chiesa di Santa Giusta. Successivamente notiamo la discromia della facciata: la parte inferiore è in blocchi di arenaria del Sinis interrotta da inserti in basalto come gli stipiti delle porte e gli architravi. La parte superiore presenta invece la tipica trachite a fasce dicrome.

La prima fase della costruzione risale al 1140-50 e rispecchia il gusto romanico-lombardo. Riguardo alla parte bicroma esistono due ipotesi: una di queste è che sia crollata una parte di facciata e gli stipiti delle mura laterali e poi sia stata ricostruita, mentre l’altra afferma che non sia stata ultimata affatto e successivamente vennero aggiunte le parti mancanti.

Ciò che si sa per certo è che il completamento totale della chiesa è databile intorno al XIII secolo. Al primo impianto risalgono anche la croce in trachite rossa, le mensole ai lati della facciata che fanno presupporre l’esistenza di un nartece, e tutte le strutture che sottostanno ad una linea che parte da dette mensole e prosegue lungo il fianco destro, il transetto, fin sotto gli archetti dell’abside.
Al secondo impianto, oltre al già citato paramento in trachite a fasce discromiche, appartengono le due losanghe a doppio incasso che sono inserite negli archeggi del prospetto posteriore, e che richiamano molti altri edifici della Sardegna tra i quali la Santa Trinità di Saccargia.

San Paolo è orientata secondo un asse sud-est nord-ovest, e ha una pianta a croce commissa con navata centrale, il cui collegamento con il presbiterio era evidenziato da un arco trionfale di cui purtroppo rimangono solamente i peducci e i conci di imposta. Se è veritiera l’ipotesi secondo la quale una parte della chiesa è crollò è sicuramente da inserire in questo crollo anche l’arco.

La chiesa è coperta da un tetto ligneo a quattro capriate mentre i bracci del transetto sono coperti da volta a crociera. Il braccio sinistro forma un ambiente a due campate separato dalla navata dell’edificio. Nel pavimento possiamo notare sedici lastre tombali rettangolari. In realtà si credeva che sotto la chiesa esistesse una vera e propria cripta, questo perché si diceva che da questa si potesse accedere tramite un tunnel, alla chiesa cimiteriale delle Anime. Gli scavi non portarono a nessun risultato, anzi compromisero gravemente la statica dell’edificio.

All’interno della chiesa notiamo anzitutto i tre dipinti su tavola. Nella Crocifissione sono raffigurati Gesù, i due ladroni e la Maddalena piangente, sulla sinistra la Madonna è sostenuta da San Giovanni. Il quadro è da attribuire ad un pittore catalano degli inizi del 1400.
Nel secondo dipinto sono rappresentati la Madonna col Bambino, il quale porta appeso al collo un ciondolo di corallo che veniva usato per scacciare le malattie.

Infine nella predella sono rappresentati alcuni momenti della vita di San Paolo, racchiusi da cornici dorate, tipiche dei retabli gotici.
Mentre i primi due dipinti furono eseguiti dal medesimo autore, la predella venne aggiunta in seguito da un pittore locale.
I tre quadri messi insieme costituivano un retablo che si trovava dove oggi c’è l’altare.

L’altare è una maestosa struttura in stile barocco, presenta tre nicchie con volta cassettonata racchiuse da quattro colonne tortili. Sulla trabeazione poggiano due colonne che creano un’altra nicchia, e in alto nel fastigio troviamo un dipinto a olio che raffigura Dio Padre. Nella base ci sono diciotto piccole tele dipinte da artisti locali.
Le tre sculture all’interno delle nicchie rappresentano San Pietro, San Paolo e San Giovanni.

La statua di San Paolo ricopre una certa importanza per gli abitanti di Milis, perché è la protagonista del miracolo avvenuto in questa chiesa nel 1675.

Alla vigilia della festa di San Paolo il vescovo che preparava la chiesa si accorse che la statua “sudava sangue”. Ciò avvenne per ben cinque volte. Inoltre si verificarono diversi altri fenomeni: gli alberi circostanti stillarono rugiada e il pozzo affiancato alla chiesa fece sgorgare copiosamente dell’acqua.

I preti presenti asciugarono la statua con dei copri calice che sigillarono, e che tuttora vengono conservati nella parrocchiale di San Sebastiano.






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